La duplice anima del gioco della Morra

La morra ha una duplice anima: antica e recente. Se da un lato è un gioco antichissimo, dall’altro è una passione ancora molto viva e diffusa anche tra le nuove generazioni. Le prime testimonianze del gioco della morra risalgono all’antico Egitto. Nel susseguirsi degli anni la morra ha sostenuto i suoi giocatori nei momenti felici e in quelli difficili. Durante la Grande Guerra è stata infatti uno dei pochi svaghi dei nostri soldati nelle trincee.

 

 

Molto diffusa in Italia e in particolar modo in Sardegna e in Friuli, la morra si è caratterizzata come gioco proibito ai tempi del Fascismo e ancora oggi nei luoghi pubblici di molte province italiane. Situazione diversa invece in Spagna, altro paese in cui si gioca la morra ma senza proibizioni.

 

 

 

Giocando a Morra, i giocatori abbassano simultaneamente le loro mani, indicano un numero con le dita, gridando al contempo un numero (da due a dieci), per indovinare a quanto assommano le dita dei giocatori. Vince chi indovina. Se tutti i dichiaranti indovinano, oppure sbagliano, la giocata è nulla.

 

 

Attualmente molte associazioni italiane sono impegnate nel recupero del gioco della morra come uno dei simboli della tradizione italiana, attraverso iniziative e manifestazioni. Intento quest’ultimo facilitato dalla recente trasformazione della morra: da semplice gioco a sport vero e proprio. Oggi la morra è dunque finalmente uno sport a tutti gli effetti, in quanto è stato riconosciuto tale dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionale e dichiarata disciplina sportiva.

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