Esperienze in gioco

Narrazioni e conferenze Riflessioni
Quando il gioco fa scuola

Quando

VEN dalle 17.00 alle 19.00


Dove


I luoghi della vita si animano nelle ore della giornata, riempendosi e svuotandosi, pulsando in modo ritmico secondo le leggi delle attività che nel tempo si sono affermate come necessarie, dettando i tempi degli impegni: il lavoro, la scuola, le faccende, gli svaghi e il riposo.

Ogni tanto capita tuttavia che le nostre strade ospitino eventi insoliti, talvolta inaspettati.  Un mattino un autobus davanti ad una scuola elementare carica gli alunni per una destinazione ignota; nello stesso frangente, studenti di un liceo scoprono che i giochi e gli sport tradizionali europei possono fare da ponte per favorire l’incontro interculturale. Nel tardo pomeriggio, un gruppetto di adolescenti oziosi seduti sul solito muretto viene invitato da coetanei armati di strani bastoni ad unirsi a loro, e poco più tardi il cortile di una scuola, da tempo abbandonata, accoglie curiosi di tutte le età, stimolando un processo di partecipazione spontanea dei cittadini alla dimensione collettiva del proprio territorio, il paese o il quartiere di residenza, fondando cioè logiche di sviluppo di comunità.

Si accingono tutti a fare una cosa piuttosto insolita, pare: giocare! Quest’attività, propria del tempo dello svago, è qui invece la protagonista di progetti nell’ambito della sanità pubblica, della scuola, del quartiere.

Le quattro esperienze che vi andiamo a raccontare,  che puntano al benessere, allo sviluppo delle capacità delle persone e delle comunità, lo fanno misurandosi su come sia proprio il gioco a “fare scuola”: come la scuola possa ospitare e nutrirsi delle potenzialità straordinarie del gioco di strada; come dalla scuola a sua volta questa forma del gioco tradizionale, ripresa e trasmessa,  possa “ri-versarsi” in strada, contribuire a tessere relazioni, e fare della strada un laboratorio di cultura e di sapere per la comunità.

Sono queste esperienze che vedono molteplici soggetti delle amministrazioni e della società civile, cooperare assieme, condividendo momenti di programmazione, sperimentazioni, luoghi e risorse. Racconti, diretti ed indiretti, dell’impegno di AGA sul territorio, rispetto la promozione di pratiche del gioco tradizionale, a loro volta promotrici di benessere.

Introduce:

Francesca Berti, direttivo AGA

Modera

Leonardo Speri, psicologo

Intervengono:

Barbara Cei, coordinatrice servizi per famiglia e per ‘infanzia Cooperativa Aribandus

“Giocare nobilita l’uomo, ovvero…”

Giocare è una competenza congenita all’essere umano, è un’esperienza che accomuna persone ben poco simili tra loro. Il gioco accompagna la vita umana a tutte le età. Per questo forse è stato definito (D W, Winnicott) un “universale della sanità”, un’attività cioè di cui abbiamo bisogno in modi e dosi diverse per tutta la vita. Da questo punto di vista il giocare è un’esperienza intergenerazionale, non solo perché accomuna ed unisce le generazioni, ma anche perché le attraversa. La grande forza del gioco, del giocare risiede nel fatto che esso permette di conoscere la realtà attraverso l’immaginazione e l’immaginazione è la grande forza creatrice che l’intelligenza ci mette a disposizione. Giocare cioè allena, insegna, educa a pensare. Giocare però non coinvolge solo il pensiero, ma anche, e forse soprattutto, il corpo ed i corpi. I corpi ed il loro potenziale, i corpi ed i loro confini, i corpi e le loro regole. In questo senso giocare ci definisce non solo in quanto esseri umani fatti di carne, ossa, pensieri emozioni e sentimenti. Si gioca per rassicurarsi, per imparare ad agire liberamente, per imparare chi siamo e chi sono gli altri, ma si gioca soprattutto perché giocare è bello, è divertente. Ed il piacere, si sa, è uno dei più potenti motori dell’apprendimento.

Laura Valenari, coordinatrice; Carlotta Chiari e Diego Soave, consulenti tecnici del “Programma Regionale di promozione dell’attività motoria”

“Il Laboratorio esperienziale MuoverSì”

I Laboratori esperienziali sono organizzati nell’ambito del programma Regionale MuoverSì (promozione dell’attività motoria) e sono rivolti alle scuole primarie e secondarie del Veneto. Le attività si propongono di far scoprire a bambini e ragazzi varie possibilità di movimento in diversi contesti, sperimentando la possibilità di divertirsi e favorendo al contempo lo sviluppo fisico e psicologico. I laboratori si basano su diverse attività di movimento e ludiche che favoriscono il consolidamento degli schemi motori di base e lo sviluppo di life skills. Dal 2017 in particolare il laboratorio “Giochi Antichi” propone vari giochi di movimento tradizionali proposti dall’Associazione Giochi Antichi (AGA).

Lucia Allari e alunne del liceo economico-sociale “Calabrese-Levi ” di San Pietro In Cariano

“Il gioco tradizionale arriva al Liceo”

Le esperienze del progetto Erasmus+ “Bridge” sul gioco cooperativo e tradizionale, e la partecipazione al torneo scolastico di S’Cianco – proposte ad una classe del Liceo Economico-sociale “Calabrese-Levi ” di San Pietro in Cariano. Come l’ora di scienze motorie si è trasformata in un’occasione preziosa per sentirsi gruppo aldilà delle differenze, per ampliare i propri orizzonti, e per capire che il gioco è una cosa “seria” anche, e soprattutto, per una classe di adolescenti.

Linda Croce, presidente Coop sociale Azalea

ABC in gioco – Il gioco come strumento per rigenerare la comunità”

Il Progetto ABC mira ad aumentare il benessere e la coesione sociale attraverso la ricostruzione delle relazioni di fiducia tra gli abitanti nonché fra le diverse realtà che incidono sulla vita della comunità. Un lavoro di coinvolgimento e di mediazione dove è la comunità stessa a riscoprirsi soggetto e protagonista di tale cambiamento. Nella nostra esperienza, spesso il gioco si è rivelato uno strumento per creare relazioni, attraversare gli spazi in maniera diversa e trascorrere del tempo in una dimensione collettiva. Molti sono gli esempi da citare: ‘Fuori tutti, si gioca’ (Comune di Verona) dove il gioco è diventato un mezzo per riappropriarsi di un luogo pubblico abitandolo e coinvolgendo tutte le generazioni, o ‘Il quartiere che vorrei’, concorso attraverso il quale i bambini sono stati invitati a realizzare opere sul loro quartiere (Comune di Sona) o ‘Indovina chi viene a cena’ (Comune di Nogarole Rocca) durante il quale persone che non si conoscevano hanno condiviso bisogni e risorse.

Maria Antonietta Bergamasco, presidente Ass. D-Hub

“Abitare un giardino per abitare un quartiere: il recupero dei giardini dell’ex-Nani”

Un giardino cittadino diventato crocevia di incontri attorno al gioco: dal laboratorio “Riciclattoli”, per i bambini e le bambine del quartiere, e dalle domeniche di “gioco sul prato”, si sviluppa, con un gruppo di richiedenti asilo, il laboratorio “Giochi e giocatori in viaggio” da portare nelle scuole veronesi e al Museo Africano. Perché quando abiti un luogo e lo rendi occasione di scambi, esso nutre i pensieri e diventa propulsore di idee e nuove iniziative.

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