AUDITORIUM: Due giorni di incontri sul gioco in Cortile Mercato Vecchio

FORUM INTERNAZIONALE DELLA CULTURA LUDICA Riflessioni

Quando

Sab. e Dom. 10.00-13.00; 15.00-18.30


Dove


Sabato 16 

Quattru e quattr’ottu scarica lu botto. Agone, corpo e intelletto nei giochi fanciulleschi di Sicilia
h.10.00 con Rosario Perricone, antropologo presso l’Università degli Studi di Palermo, direttore del Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino

L’intervento analizza alcuni giochi fanciulleschi siciliani incentrati sull’uso conoscitivo ed esperienziale del corpo. Partendo dal celebre volume di Giuseppe Pitrè Giochi fanciulleschi siciliani si passeranno in rassegna gli studi di settore fino ad arrivare alle ricerche condotte negli anni duemila dal Centro di studi filogici e linguistici siciliani attraverso l’Atlante linguistico siciliano. Durante la relazione verrà proiettato un video sui giochi fanciulleschi siciliani realizzato dal relatore durante alcune ricerche sul campo.

 

Storica casa grotta di Vico Solitario, tradizioni e giochi del popolo materano
h.11.00 con Raffaella Anecchino, coordinatrice del Museo Etnografico Casa Grotta e Antonella D’Auria, operatrice dei beni culturali

Nei Sassi di Matera, patrimonio dell’UNESCO, è sito il Museo Etnografico Casa Grotta. Il museo nasce come memoria storica e permette un’esperienza sociale e di mediazione culturale, mettendo i visitatori in intensa relazione con gli oggetti esposti. Fra questi, il CUCÙ fischietto tradizionale, che pone le sue radici nella Magna Grecia e rappresenta l’evoluzione di svariati giochi di ridotte dimensioni a forma di galletti: conservando nel tempo la forma, ludicamente, diventa fischietto. Lavorato con l’argilla, viene oggi dipinto con linee colorate e spesso decorato con l’aggiunta di ramoscelli, foglie, fiori e uccellini. È un gioco che non si è perso ed appassiona ancora grandi e piccini.

 
La balistica del Pirolo. Presentazione ludica dei libri Vita segreta dei giocattoli e Il laboratorio interculturale con i giochi e giocattoli tradizionali 
h. 12.00 con Francesca Berti, dottoranda Università di Tübingen e Roberto Papetti, artista e costruttore di giocattoli

I giochi e i giocattoli tradizionali hanno una lunga storia. Spesso affondano le proprie radici nelle antiche civiltà, nei riti e nei miti. Trottole, dadi, biglie, bambole, giochi da tavoliere sono antichi e, al tempo stesso, giocati ancora oggi in varie regioni del mondo in una grande ricchezza di forme e materiali, dove le analogie sorprendono e le diversità incuriosiscono. Proporre un laboratorio di educazione interculturale con questi oggetti di gioco vuol dire metterli al centro della narrazione. Tra le mani dei bambini spalancano finestre sul mondo, accendono la curiosità e permettono veri e propri campi-gioco d’esperienza. Negli adulti suscitano emozioni e racconti da condividere.

 

Storia del gioco e lucidità nelle ricerche e nelle edizioni della Fondazione Benetton Studi e Ricerche 
h. 15.00 con Patrizia Boschiero, editor, Fondazione Benetton Studi Ricerche, responsabile delle edizioni e coordinatrice delle attività del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino e Alessandra Rizzi, ricercatrice, Università Ca’ Foscari di Venezia, membro del comitato scientifico di «Ludica. Annali, di storia e civiltà del gioco» e codirettrice, con Gherardo Ortalli, della collana Ludica

Fin dal 1987, quando la Fondazione Benetton Studi Ricerche iniziò la sua avventura culturale, fra i settori che si decise di trattare comparve la storia del gioco nella sua accezione più ampia. Si scelse di affrontare un tema ritenuto irrilevante negli ambienti della cultura ufficiale, incamminandosi lungo un percorso guardato dall’accademia con una certa sufficienza, nella convinzione si trattasse di un ambito non abbastanza “serio”. Al contrario si creò «Ludica», una rivista e una collana editoriale specifica – oltre alle Borse di studio, ora Premi, dedicati alla memoria dell’illustre storico Gaetano Cozzi –  nella convinzione che anche il gioco avesse un ruolo importante nella vita sociale, con ricadute forti non solo nella quotidianità ma pure nelle vicende storiche, e fosse dunque meritevole di un’attenzione fino ad allora mancata. Occorreva perciò superare le tradizionali convenzioni, recuperando nella sua rilevanza “la serietà del gioco”. Il segno più chiaro del buon esito del progetto è stato l’affermarsi in questi anni di quel termine/concetto “ludicità” che subito la Fondazione propose e che bene consentiva il recupero dell’unitarietà di un “sistema ludico”, ossia di quel complesso di attività e comportamenti nei quali si esprime un aggregato di pulsioni innate che mirano al rilassamento e alla distensione, complemento naturale delle fasi del lavoro e dell’impegno.

 

Corpi in gioco. I rituali ludici come opportunità di rigenerazione comunitaria
h. 16.00 con Mauro Ferrari, sociologo, Comunità Ludica Associazione Oltrefossa di Fossacaprara di Casalmaggiore
  1. Il gioco ci piace perché i nostri corpi e le nostre menti si abbracciano entro modalità rassicuranti, in cui i ruoli sono assegnati e/ma interpretabili.
  2. Il gioco ci rilassa, perché ci sgancia da ruoli sociali “prestazionali”: di avere successo nel lavoro, nella vita privata, nelle relazioni pubbliche. Il gioco ci concede una pausa, ci permette di appartenere ad una comunità di pari.
  3. II gioco ci ricarica. Appartiene ad una “catena di rituali di interazioni” capace di funzionare come una “batteria sociale”, di scatenare energia emozionale, senso di appartenenza, coesione.

 

Progetti europei: un modo per preservare e trasmettere il patrimonio ludico tradizionale 
h. 17.00 con Guy Jaouen, Presidente di AEJeST, Antonio Barreñada, Federación de Lucha Leonesa, Università di Léon, Spagna e Petar Petrov, Istituto d’etnografia di Sofia, Bulgaria

La lotta è una delle pratiche tradizionali più diffuse, in particolare nel sud – est Europa. Come altri giochi e sport tradizionali, pur essendo una parte importante del Patrimonio Culturale Immateriale del continente europeo, rischia seriamente di scomparire, perdendo con essa una fondamentale memoria storica e culturale. Tradwoc mette in relazione le organizzazioni che praticano tutt’oggi la lotta attraverso incontri internazionali, in  particolare nella regione del sud est Europa, con seminari, conferenze e dimostrazioni, cercando di innescare un meccanismo che permetta  di fermare questa emorragia culturale.

 

Domenica 17

In bicicletta: dal gioco all’agonismo
h. 10.00 con Massimo Pirovano, antropologo, Museo Etnografico Alta Brianza

La conversazione prende spunto da un’etnografia condotta anche a partire dal corpo del ciclista, che ha studiato dall’interno una società sportiva, con 60 anni di storia alle spalle, per cogliere i vari aspetti che la pratica ciclistica è andata assumendo dal secondo dopoguerra a oggi. L’analisi proposta, condotta con gli strumenti dell’antropologia e di altre scienze umane, riguarda l’esperienza dei bambini che dal cortile passano alla pista e poi alla strada, per gareggiare trasformando un gioco in una disciplina sportiva o talora in una professione con le sue abilità tecniche, le sue regole tattiche, il suo linguaggio, la sua organizzazione dei tempi e degli spazi, con i suoi riti e i suoi miti, i suoi modelli e i suoi valori che trovano significato anche in relazione al contesto socioculturale in cui l’associazione è nata e continua a vivere. Un oggetto apparentemente locale diventa così un esempio per leggere fenomeni globali, come la diffusione della passione per la bicicletta.

 

Testo di riferimento, su cui è possibile imbastire una conversazione:

Massimo Pirovano, Un antropologo in bicicletta. Etnografia di una società ciclistica giovanile, Mimesis, Sesto S. Giovanni 2016

 

Rivivi la storia. Gioca con la storia 
h. 11.00 con Víctor Baroja i Benlliure, presidente Federazione Catalana di Gioco Tradizionale

La nostra associazione sta lavorando al recupero e alla rivisitazione dei giochi antichi per migliorare la comprensione della nostra storia. Noi crediamo che rivivere il passato sia utile per comprendere il presente.

Giochi come Alquerque, le Bambole, l’Anello o il Catxo sono un host che hanno fatto rivivere con successo il passato.

Conoscere la storia è importante per conoscerci sia come cittadini che come nazione. Si è sempre parlato della storia attraverso gli eventi storici; ma la storia è anche la vita quotidiana degli abitanti di ciascun periodo. Cosa mangiavano, come si vestivano e come si intrattenevano? 

Qual è un metodo efficace per far sì che i bambini, i giovani e il pubblico in generale si interessino al passato? Dai giochi che passano attraverso le testimonianze incise nella pietra e poi descritte nei documenti sappiamo come ci si relazionava e divertiva nel passato.

I musei possiedono alcuni reperti nelle loro teche, ma sono morti, statici. La nostra organizzazione ha riportato questi giochi in strada, sul tavolo, per insegnare alla gente a giocare.

Vedremo alcuni esempi di attività per portare la storia alla vita quotidiana attraverso i  giochi antichi.

Le bambole che raccolgono il grano del neolitico; le bambole romane di Tarraco, Alquerque e il mulino. I giochi del XVIII secolo: l’anello; i giochi mercantilisti dei torronaires del XIX secolo: el Catxo.

 

Il gioco della Palla a 21: dove il “bercio” conta quanto la mano 
h. 12.00 con Andrea Giacomelli, esperto di tutela e promozione di risorse poco note

La palla a 21 è la variante dei giochi sferistici oggi praticata in Val di Farma, in un angolo poco noto a metà strada fra Siena e Grosseto, nei borghi di Piloni, Scalvaia e Torniella. Assieme ad altri paesi in bassa Toscana (Ciciano, Tirli e Vetulonia), dove è chiamato “palla eh!” e dove -pur variando la denominazione di alcuni aspetti- si tratta della stessa cosa. Gli abitanti di questi borghi hanno rimesso in moto il gioco dalla seconda metà degli anni Settanta, con una serie di tornei estivi. Il gioco, pur non prevedendo il contatto fisico tra i giocatori, prevede vari momenti di contrasto, che -in assenza di un giudice- devono essere risolti tra le due squadre, tipicamente “a berci” (ovvero a urla) e altre forme di negoziazione. Se anche il confronto durante le partite può diventare aspro, al termine dei tornei i giocatori si ritrovano in amicizia, e le divergenze che possono rimanere aperte in campo generalmente si ricompongono a tavola, ma sicuramente negli annali dei tornei rimangono episodi notevoli che vengono via via ricordati. Un altro elemento particolare delle partite di palla a 21 (o palla eh!) è che, essendo giocate nelle piazze e nelle strade dei paesi, non esistono tribune o spazi riservati agli spettatori: questo fa sì che anche la gente che assiste alle partite diventi spesso elemento attivo nel gioco, fatto che può innescare dinamiche particolari. 

 

I giochi tradizionali e le lingue minoritarie come fattori di identità culturale
h. 15.00 con Davide Astori, prof. di Linguistica Generale e Sanscrito all’Università di Parma e già vicepresidente della Federazione Esperantista Italiana; Francesca Berti, dottoranda sui giochi tradizionali – Univ. di Tübingen; Renata de Rugeriis, Università Di Teramo, presidente Associazione LEM – Italia; Ramsey Fernando Gankarage, capitano della squadra Sri Lanka di S-cianco; Andrea Materassi, membro del direttivo dell’Associazione Giochi Antichi e  modera Cesco Reale, coorganizzatore del Festival di Giochi Matematici e del Congresso Mondiale dei Poliglotti, rappresentante ONU dell’Ass. Mondiale di Esperanto

In un mondo di migrazioni e globalizzazione, che ruolo hanno i giochi e le lingue nel processo identitario? Legarsi a fattori identitari significa chiudersi al confronto? O significa usare la propria identità come valore di scambio culturale?

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