Musei Etnografici e di comunità al Tocatì

Dalla Brianza a Palermo passando per Matera con uno sguardo a Pistoia, la Maremma Grossetana e Viggiano. Sei istituzioni rappresentano quest’anno a Tocatì, insieme alla Società italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici, il mondo variegato dei musei etnografici e delle comunità patrimoniali, diffusi in tutto il paese e attivi come presidi delle diversità culturali del territorio.

Il Museo Etnografico dell’Alta Brianza propone un laboratorio sul gioco povero, la Storica Casa Grotta di Vico Solitario, a Matera, uno sull’argilla e la fabbricazione dei Cucù e il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino, a Palermo, presenta in modo attivo l’opera dei pupi con la partecipazione di maestri pupari.

Tre modi di declinare il pensare con le mani. La Pro Loco di Viggiano, il Museo di Casa di Zela, l’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana e il Centro Televisivo Ars Vivendi dell’Università di Siena concorrono, con gli altri tre musei, a formare il quadro della mostra La comunità che gioca e la loro evoluzione in Italia.

Ospite è l’Ecomuseo della Casa Batana, Rovigno, invitato a raccontare il “progetto comunitario della cultura vivente di Rovinij/Rovign”, iscritto nel 2016 al Registro delle Buone Pratiche per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Dove puoi scoprire i Musei Etnografici al Tocatì?

Per scoprire le particolarità dei progetti portati avanti dai Musei Etnografici e di comunità visita la mostra “La comunità che gioca” allestita negli spazi del Forum Internazionale della Cultura ludica e segui gli interventi che si svolgeranno all’interno dell’Auditorium, nella bellissima cornice di Cortile Mercato Vecchio.

Sabato 16 
Quattru e quattr’ottu scarica lu botto. Agone, corpo e intelletto nei giochi fanciulleschi di Sicilia
h.10.00 con Rosario Perricone, antropologo presso l’Università degli Studi di Palermo, direttore del Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino

L’intervento analizza alcuni giochi fanciulleschi siciliani incentrati sull’uso conoscitivo ed esperienziale del corpo. Partendo dal celebre volume di Giuseppe Pitrè Giochi fanciulleschi siciliani si passeranno in rassegna gli studi di settore fino ad arrivare alle ricerche condotte negli anni duemila dal Centro di studi filogici e linguistici siciliani attraverso l’Atlante linguistico siciliano. Durante la relazione verrà proiettato un video sui giochi fanciulleschi siciliani realizzato dal relatore durante alcune ricerche sul campo.

 

Storica casa grotta di Vico Solitario, tradizioni e giochi del popolo materano
h.11.00 con Raffaella Anecchino, coordinatrice del Museo Etnografico Casa Grotta e Antonella D’Auria, operatrice dei beni culturali

Nei Sassi di Matera, patrimonio dell’UNESCO, è sito il Museo Etnografico Casa Grotta. Il museo nasce come memoria storica e permette un’esperienza sociale e di mediazione culturale, mettendo i visitatori in intensa relazione con gli oggetti esposti. Fra questi, il CUCÙ fischietto tradizionale, che pone le sue radici nella Magna Grecia e rappresenta l’evoluzione di svariati giochi di ridotte dimensioni a forma di galletti: conservando nel tempo la forma, ludicamente, diventa fischietto. Lavorato con l’argilla, viene oggi dipinto con linee colorate e spesso decorato con l’aggiunta di ramoscelli, foglie, fiori e uccellini. È un gioco che non si è perso ed appassiona ancora grandi e piccini.

 

Domenica 17
In bicicletta: dal gioco all’agonismo
h. 10.00 con Massimo Pirovano, antropologo, Museo Etnografico Alta Brianza

La conversazione prende spunto da un’etnografia condotta anche a partire dal corpo del ciclista, che ha studiato dall’interno una società sportiva, con 60 anni di storia alle spalle, per cogliere i vari aspetti che la pratica ciclistica è andata assumendo dal secondo dopoguerra a oggi. L’analisi proposta, condotta con gli strumenti dell’antropologia e di altre scienze umane, riguarda l’esperienza dei bambini che dal cortile passano alla pista e poi alla strada, per gareggiare trasformando un gioco in una disciplina sportiva o talora in una professione con le sue abilità tecniche, le sue regole tattiche, il suo linguaggio, la sua organizzazione dei tempi e degli spazi, con i suoi riti e i suoi miti, i suoi modelli e i suoi valori che trovano significato anche in relazione al contesto socioculturale in cui l’associazione è nata e continua a vivere. Un oggetto apparentemente locale diventa così un esempio per leggere fenomeni globali, come la diffusione della passione per la bicicletta.

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