Focus: La Bretagna e i suoi giochi

GIOCHI E GLI SPORT TRADIZIONALI IN BRETAGNA E L’INVENTARIO 2005-2006 

 

Guy JAOUEN, responsabile del progetto in Bretagna 
Ricercatore indipendente in antropologia culturale 

 

Premessa: Questo inventario è stato realizzato all’interno dell’ambito del progetto europeo Cultura 2000 dal titolo “Giocate con tutto il vostro cuore, condividete la vostra cultura!”. Sono stati coinvolti nove co-organizzatori e 12 partner, provenienti da 11 regioni europee e sei paesi. Sono state pianificate dieci importanti azioni, una delle quali è stato un inventario dei giochi e degli sport tradizionali per adulti ancora praticati nelle 11 regioni interessate. 

Per ulteriori informazioni: http://jugaje.com/wp/project/cultura2000/?lang=fr=en=fr=fr=en 

 

Abstract: Come in tutto il mondo, i giochi tradizionali in Bretagna sono, in genere, la rinascita di pratiche antiche, resti di storia in cui i meccanismi culturali e sociali di epoche passate vengono riprodotti a vuoto. 

I giochi tradizionali sono stati a lungo sospettati o condannati dai poteri spirituali e temporali perché occupavano il “tempo libero” del popolo, tempo libero che i governanti hanno sempre voluto controllare. Già nell’antica Grecia il filosofo Platone dichiarava “se vuoi controllare il popolo, controlla la sua musica”, e possiamo aggiungere la sua cultura, i suoi momenti di libertà, i suoi momenti di celebrazione, i suoi giochi. Lo spazio temporale della celebrazione è sempre stato un luogo di accoglienza per i giochi popolari, facente funzione di processo di auto liberazione dello spirito attraverso il Gioco (liberazione dell’inventiva, immaginazione di nuovi mondi, ecc….). La società civile, in particolare quella rurale, in Bretagna ha sviluppato forme originali di espressione culturale di pratiche ludiche che sono, tuttavia, universali. Si sono sviluppate microsocietà culturali, mostrando da una parte un bisogno di emancipazione dal potere, e dall’altra anche dalle comunità vicine. 

 

Nel 2006 molti giochi risultano ancora vivi, rifiutando di essere musealizzati. Le loro funzioni sono state riorganizzate per stare al passo con gli abitanti della società moderna che desiderano trasmetterle. La diversità della società si riflette quindi nella diversità dei giochi: alcuni sono diventati giochi sportivi, altre pratiche rituali per incontri festivi e identitari, la maggior parte ha trovato nei processi educativi alternativi anche un nuovo desiderio di esistere e rimanere giovane. 

 

Parte n. 1: 

Il contesto in cui i giochi e gli sport tradizionali si sono sviluppati in Bretagna 

 

La nascita dei giochi tradizionali nel Medioevo 

Il Medioevo e la Guerra dei Cento Anni in particolare avevano visto molti editti reali incoraggiare la pratica delle lottedel tiro con l’arco, con la balestra, del papegai (gioco tradizionale bretone che consisteva nel colpire con arco o balestra un pezzo di legno a forma di uccello posizionato sopra ad un palo ndr.), e in generale di tutte le pratiche che potevano essere utilizzate come addestramento militare. Questi editti, d’altronde, furono spesso presentati come divieti partecipare ad altre attività, come giochi d’azzardo o giochi di abilità. Nel 1319, fu il re di Francia Filippo il Lungo a far redigere un’ordinanza in cui si affermava: “che i suoi sudditi dovevano rinunciare a tutti i giochi di paletsdi birillisoule (gioco predecessore del rugby ndr.), ecc. per potersi dedicare al tiro con l’arco e agli esercizi militari”. L’ordinanza di Carlo V di Francia, dell’aprile 1369, è più caratteristica: “Desiderando con tutto il nostro cuore, il buono stato, la sicurezza e la difesa del nostro Regno, proibiamo i giochi di dadi, da tavolodi palla con la mano, di birilli, di paletsdi soule, di biglie e tutti gli altri giochi simili... E vogliamo e ordiniamo che i nostri sudditi prendano e intendano prendere i loro giochi e i loro svaghia esercitarsi e rendersi capaci in termini di colpi di arco o balestra “. In Inghilterra ci furono diversi decreti identici a quel tempo, ma fu nel 1477 che il re Edoardo IV fece emettere un’ordinanza in cui si decretava che ogni persona inglese o irlandese con un’abitazione sul suolo dell’Inghilterra doveva avere un long-bow (un grande arco) delle sue dimensioni, e che avevano l’obbligo di partecipare ai tornei nei giorni festivi ufficiali. 

 

Sembra quindi che ci fossero due tipi di pratiche ludiche: quelle che potevano avere un interesse civile e militare, e che erano molto incoraggiate, e quelle che erano considerate infantili e inutili. Questo probabilmente ha portato come risultato al fatto che la lotta, il papegai, la quintana cavallo e sull’acqua, e la soule stessa furono molto spesso legati a diritti di signoria, come in Bretagna. Fu così che nel 1682 la baronessa di Rostrenen (Bretagna centrale), la signora di Keradreux, ci ha ricordato che “il diritto di lotta1” le appartiene, in cambio di due paia di guanti e di un pourpoint (capo di abbigliamento maschile che ricopre il busto ndr.) con nastro e aiguillettes (ornamento militare ndr.che deve fornire ogni anno per un torneo di lotta. Questo sistema era lo stesso per il soule, il signore doveva fornire la palla e spesso una pecora per la festa di fine giornata. Così, nel 1147, quando venne a confermare i privilegi della Chiesa nella provincia del Rouergue (Aveyron e Tarn e Garonne), il potente signore di Trencavel mantenne quelli concessi dal suo predecessore, compreso il diritto a sette grandi palle per il soule (il che significava che concedeva sette giorni di soule, il vincitore avrebbe conservato la palla come trofeo). Poche sono però le testimonianze medievali sui giochi di abilità in Bretagna, anche se ci sono riferimenti ai giochi di palets già dal 1388 (a Quimper) e di birilli nel 1755 (a Lanouée, vicino a Josselin), spesso in procedimenti giudiziari, ma senza maggiori chiarimenti. 

 

Il Medioevo fu un periodo in cui ci furono terribili epidemie di peste che resero molto aleatorio il concetto di destino umano, creando una certa uguaglianza davanti alla morte, chiamata “il grande mietitore2” in Bretagna o l’Ankou, in bretoneAncora oggi si respira l’atmosfera pesante che doveva prevalere nelle chiese durante le funzioni religiose alla scoperta delle macabre danze, come nella cappella di Kermaria a Isquit en Plouha, o a Kernascléden. Il catafalco, una cassa utilizzata come piattaforma per le bare durante le cerimonie funebri, della cappella di Saint Tudec en Poullaouen è sormontato da due crani e da una sinistra frase in bretone: Songit erfatmap an denndoc’h nemet poult ha ludu, ne dizroi à reot addre he poult hac he ludu (Pensa bene, figlio dell’uomo, che tu sei solo polvere e cenere, e che tornerai alla polvere e alla cenere). A volte è una fonte di acqua santa che accoglie i fedeli all’ingresso della chiesa che ci ricorda che siamo solo “polvere e cenere”, come quella della chiesa del Martirio che mostra l’Ankou” con un bambino piccolo, o quella di Roche Maurice accompagnata da un’altra rappresentazione dell’Ankou” e da una frase sinistra, stranamente in francese, vi uccido tutti in un luogo dove vivevano solo persone che parlano bretone! 

 

Particolare della danza funebre che appare sull’affresco di Kermaria An Isquit in Plouha, a nord di Saint Brieuc (realizzato intorno al 1490 lungo l’intera lunghezza delle pareti della navata centrale – dimensione dei personaggi, alta circa 1,50 m). A sinistra il cavaliere, a destra il vescovo, al centro l’Ankou (morte) e la sua falce. 

 

La scena ha 47 figure e dimostra che siamo tutti uguali davanti alla morte. Molte frasi accompagnano gli affreschi, come quella in cui la morte si rivolge al Cardinale (dopo aver parlato al Papa e all’Imperatore): “Tu sei sorpreso, mi sembra Cardinale, avanza dolcemente (…..), lascia lì il tuo stupore, hai amato le sfilate, gli onori e la grande vita, quindi unisciti al cammino (la danza della morte), in onore si perde lo spirito”. Riteniamo anche che, per le persone comuni ma istruite, sia un modo indiretto di inviare un messaggio ai potenti. 

 

Il fatalismo era allora il sentimento dominante, le cose erano congelate, l’accettazione della situazione attuale era predicata e sentita come un fatto voluto da Dio. Non era di moda o di buon gusto lodare la gioia di vivere, ma piuttosto la sofferenza e la disperazione che venivano proposte per raggiungere meglio il paradiso. Johan Huizinga ci dice4 che tre quarti del sentimento di giustizia era pagano perché era soprattutto un bisogno di vendetta che il popolo esprimeva. La Chiesa aveva cercato di ammorbidire queste usanze facendo appello a un senso di pace e di perdono, ma dall‘altra parte ha esasperato il bisogno di “giustizia” sottolineando l’odio del peccato. Il Medioevo aveva quindi bisogno di forti valvole di decompressione sociale per evacuare il sovraccarico di pessimismo, il risentimento per le difficoltà quotidiane, la mancanza di spirito di progresso o la proiezione in un domani spaventoso. Poiché la realtà è così miserabile, la celebrazione è quindi una fuga e un rifugio senza tempo. 

 

L’ambiente di gioco in Bretagna dopo la Riforma e la Controriforma 

Alla fine del Medioevo, le vecchie esercitazioni di addestramento militare caddero in disgrazia dopo la comparsa delle armi da fuoco e di mezzi bellici più sofisticati. Quando i nobili e i soldati abbandonarono questi esercizi, il popolo si appropriò di essi e la loro pratica cadde nel campo del divertimento popolare, nei giochi per bambini, nelle feste, nelle sfide. Roger Caillois ci dice5 che “i giochi e i giocattoli, nel corso della storia, sono i veri residui di questa. Sopravvivenza incompresa di uno stato superato, o prestiti di una cultura straniera che vengono privati del loro significato nella cultura in cui vengono introdotti”. Il professor Bernard Jeu parlava di un “conservatorio delle antiche usanze, riproducendo a vuoto i meccanismi culturali, sociali e religiosi del passato 

 

Sembra quindi che le pratiche dei potenti, in generale cadono gradualmente nel giardino degli umili. L’imitazione è una sorta di terapia di emancipazione, come se la replica del modello consentisse anche l’appropriazione della funzione. Non appena le funzioni sociali dei giochi cambiano, ci rendiamo conto che subiscono dei cambiamenti, che vengono “reinventati”. Il contesto cambia, ma non la logica interna; è così che le armi antiquate diventano giochi sportivi o giocattoli come l’arco, la spada, la fionda, la lotta, ecc. Lo spirito del gioco è essenziale per la cultura, affermava Johan Huizinga nel 19387e la cultura ne uscirebbe persino secondo lui. Sembra quindi che il gioco abbia una dimensione liberatrice di energia creativa negli esseri umani. 

 

Qui sotto è riportato un disegno del 1344 (biblioteca Bodlean di Oxford) che mostra dei giovani (non nobili) di Londra che si allenano (o giocano) al Quintaine. Riproducono così il torneo riservato ai cavalieri o ai loro scudieri, che da soli avevano i mezzi per mantenere i cavalli. 

 

 

 

 

 

 

A destra, il gioco del baquet russe nel 2006 a Pouldouran (Bretagna settentrionale). Il giocatore è portato su un piccolo carrello tirato a mano e deve passare un bastone (che rappresenta la lancia) attraverso il foro di una tavola. Se il bastone “si aggancia” al suo passaggio, il secchio attaccato alla tavola si inclina e versa la sua acqua sul giocatore, per il piacere degli spettatori. Joseph Strutt dice di aver visto il gioco del Quintaine in Inghilterra nel 1722 come un gioco di nozze, e “il vincitore ha vinto il diritto di ballare con la sposa e sedersi alla sua destra durante il pasto”. 

 

Ma perché gli uomini possano giocare, la società in cui vivono deve aver stabilito spazi temporali in cui questa pratica è accettata dall’autorità che governa la società in questione, sia in modo autoritario che più concertato. Con lo spirito del Rinascimento, nuove idee emergono nelle università con l’obiettivo di rinnovare e costruire una società diversa. L’idea di svago diventa sempre meno un tabù e comincia ad emergere la necessità di organizzare queste attività ludiche. Rabelais pubblica Gargantua e la sua lista di giochi ricreativi nel 1534, e allo stesso tempo Montaigne si interessa all’educazione fisica dei bambini nel suo saggio “sull’istruzione dei bambini”. Questa nuova tendenza produsse diverse opere, come nel 1569 la famosa arte gymnastica dell’italiano Mercurialisnella quale ha dimostrato l’efficacia dei giochi d’esercizio all’aperto per evitare alcune malattie o deformità. 

 

La Chiesa cattolica, che aveva appena subito una grande tempesta all’inizio del XVI secolo durante il Grande Scisma dei protestanti, non poteva ignorare completamente questo cambiamento di morale e avrebbe finalmente accettato le riforme che il Medioevo si aspettava. Fu il Concilio di Trento del 1545-1563 che approvò la Riforma cattolica (o Controriforma), con una riflessione sulle attività del tempo libero, tenendo presente la necessità di sorvegliare e controllare con forza queste attività. In particolare, riesaminerà i criteri dell’agenda domenicale, giorno non lavorativo, per consentire alla popolazione di assistere ai sacramenti. Dopo il Concilio non è più assolutamente necessario essere presenti alla grande messa domenicale mattutina dal momento in cui si compiono i propri doveri in un’altra ora del giorno. Le autorità ecclesiastiche ritenevano inoltre che in quel giorno non si dovesse svolgere alcuna attività mercantile, a meno che il sacerdote non desse espressa dispensa. Dal Concilio di Trento, però, si è vista svilupparsi una certa attività intorno al raduno domenicale, con musicisti, cantanti, mercanti, scultori, ricamatori, ecc. che approfittavano della presenza di tutti gli abitanti per farsi conoscere e commerciare. Ma la Chiesa esprime comunque chiaramente il desiderio di proteggere la domenica da ogni forma di profanazione rappresentata dall’organizzazione di fiere, mercati o danze pubbliche. Il diritto civile riproduce le stesse leggi.  

 

 Due estratti dai dipinti di missioni che il monaco missionario bretone, Michael Le Nobletz, aveva realizzato all’inizio del XVII secolo. Passando di parrocchia in parrocchia, i membri della missione riunivano i fedeli in chiesa e utilizzavano quadri dipinti come moderne diapositive, riproduzioni di simboli che compaiono nelle chiese, immagini necessarie per una popolazione spesso analfabeta (i monaci missionari usavano gli stessi quadri con gli indiani nordamericani). “Buona e cattiva condotta” è stato spiegato di persona. Così le danze, il cabaret, i birilli, gli strumenti musicali rappresentano il desiderio colpevole, il declino, la follia del gioco e la musica del diavolo! Le missioni sono state organizzate ancora nel XX secolo, come nella città di Lanarvily negli anni ’50, con Padre Médard. 

 

Tuttavia, le autorità ecclesiastiche tengono conto del divertimento che la gente cerca quando ha giornate libere o nel momento in cui sono presenti fiere e mercati. Infatti, le domeniche e i giorni festivi nel XVI XVII secolo erano circa 90 giorniLe dispense ai divieti erano necessarie per i giochi di abilità. La maggior parte delle autorità locali e dei sacerdoti le accettavano purché fossero onesti e non eccessivi. Probabilmente le attività di gioco d’azzardo si svilupparono in un modo considerato eccessivo perché la predicazione apparve immediatamente contro “giochi, risate e divertimento” (Robert Beck – 2000). In reazione a tutto ciò che poteva creare assenteismo nella chiesa, i sacerdoti ricevettero istruzioni per rendere più interessanti le Sante Messe, il che si tradusse in una ricerca di abbellimento degli interni delle chiese e di effetti spettacolari: i canti erano accompagnati dal violino o dall’organo, gli abiti si fecero più sontuosi, ecc. Nelle parrocchie rurali, l’obiettivo era anche quello di impressionare i piccoli agricoltori offrendo loro uno spettacolo settimanale che attendevano con interesse. Ma la Messa era anche un luogo in cui la popolazione veniva informata della vita locale attraverso la predicacon un conseguente allungamento della Messa. Vvenivano annunciate le manifestazioni locali: mercati, fiere, sagre, feste, assemblee parrocchiali, così come quelle dell’amministrazione reale, che servivano come una sorta di giornale settimanale, che all’epoca non esisteva. 

 

La chiesa non era un edificio ordinario nella nostra campagna. Dal XI secolo era l’edificio principale di un villaggio. La vita e tutte le strade convergevano lì. Era il cuore della comunità ed erano anche le sue campane che scandivano la vita degli abitanti. Era anche qui che gli abitanti avrebbero ricercato la pace dell’anima, il legame con i parenti scomparsi, era qui che esprimevano le loro speranze segrete nelle preghiere. Era sotto le lastre calpestate dai fedeli che erano sepolti i parrocchiani più importanti. Originariamente costruita sulla base della basilica civile romana, la chiesa è stata per lungo tempo l’unica grande costruzione in pietra di un villaggio, e serviva come luogo di rifugio per la popolazione in situazioni di pericolo (l’abside dove il sacerdote officia è una riproduzione dello spazio dove i giudici officiavano in epoca romana). Fino al Concilio di Trento, era luogo di ritrovo per i pasti delle grandi cerimonie, per l’aula del tribunale, per l’ospizio, per i mercati coperti, per gli spettacoli. Era la casa centrale di un’intera popolazione, e naturalmente il cimitero che la circondava era utilizzato per organizzare fiere e mercati, feste e giochi. Nonostante il Concilio di Trento decise di separare maggiormente il Sacro e il Profano, nel XVIII secolo c’erano ancora molte testimonianze che indicavano che in Bretagna la gente ballava e mangiava nelle cappelle al momento dei pardons (festa tradizionale bretone legata al Santo protettore del luogo, di origine medievale, mescola in sé tradizioni celtiche e cristiane ndr). 

 

Anche i teologi della Chiesa produrranno trattati su queste nuove mode. È il caso di Jean Baptiste Thiersdottore in teologia pur rimanendo sempre un semplice abate della Diocesi di Chartres, che studiò a fondo il Concilio di Trento per pubblicare nel 1686 il Trattato dei Giochi e dei passatempiopera con un forte approccio utilitaristico (cultura fisica e militare) e nella quale raccomandava una netta separazione dei sessi. Nel 1782, fu Giovanni Battista de la Salle, creatore della congregazione dei fratelli delle scuole cristiane e precursore dell’educazione gratuita per tutti, a concedere12 ai fedeli il diritto di “rilassare la mente e il corpo” con giochi come il mail (gioco tradizionale bretone di cui si hanno le prime notizie nel 1400 da cui trae origine l’odierno golf, il croquet e il biliardo ndr.), le bocce, i birilli, ecc. Ma il popolo prende o riprende il gusto per i giochi e trova le messe troppo lunghe, specialmente la predica13. È così che vediamo la comparsa della predicazione contro le persone che lasciano la chiesa prima della fine della messa per andare a giocare, anche se in generale i giocatori aspettano la fine dei vespri (pomeriggio). Tempo libero era sinonimo di incontri e giochi, ma anche di cabaret e danze, e quindi di dissolutezza agli occhi della Chiesa. Gli ostelli e i cabaret non erano da meno e, almeno dalla seconda metà del XVIII secolo, i gestori offrivano gare di giochi nei giorni festivi, nei giorni di fiera e la domenica nei parchi giochi adiacenti dei loro stabilimenti: principalmente boccebirilli e palets. In Bretagna, questi impianti (spesso ancora oggi visibili) erano stati installati in tutti gli incroci stradali, nei borghi e nelle città. 

 

Giochi e pardons (feste patronali) 

La Rivoluzione francese alla fine del XVIII secolo ebbe l’effetto di separare più nettamente il Sacro e il Profano, con la scomparsa dei diritti signorili nei giochi. La Chiesa e il clero gestivano ufficialmente il tempo sacro e la società civile il tempo profano. La maggior parte delle feste locali continuvano ad essere organizzate, articolandosi principalmente intorno alla celebrazione dei santi locali, e molti di questi pardons sono ancora praticati in questo inizio di XXI secolo. In Bassa Bretagna, parola pardon viene usata per designare la festa patronale. La parola pardon è apparsa nel XVI secolo e in origine si riferiva alle indulgenze concesse dal vescovo in occasione di una festa patronale, un perdono spirituale di cui tutti potevano beneficiare partecipando alle cerimonie organizzate quel giorno. Un esempio di questo sistema di indulgenze è scolpito sul portico della chiesa di Plouguerneau (datato 1574), che specifica che ci sono “quaranta giorni di perdono dalla prima domenica di maggio e altrettanti dal giorno di Pasqua”. Un altro esempio dice che il 24 gennaio 1714 una bolla di indulgenza in perpetuo fu concessa da Papa Clemente XI ad una confraternita che stava organizzando una festa patronale a Baye, nel Finistère meridionale. Nel XIX secolo, questo titolo di “indulgenza in perpetuo” fu esteso a molte assemblee parrocchiali (le quali gestivano le feste parrocchiali). 

 

Testi di questo periodo riferiscono che pardons erano spesso accompagnati da fiere d’affari, ma anche da “incontri per le danze e la dissolutezza dopo le celebrazioni religiose”. È nella parte profana di questi pardons che la maggior parte dei giochi si riuniva durante le celebrazioni annuali. All’inizio del XIX secolo, sotto il Primo Impero, dopo che alcuni pardons furono vietati per motivi di “disordine”, come tutti quelli del Gran Vescovado di Saint Brieuc (intorno al dipartimento delle Côtes d’Armor), la popolazione trovò delle alternative organizzando feste della “nuova area”14 (alcune delle quali furono ugualmente vietate) o altre “assemblee” dove la gente poteva incontrarsi per ballare, sfidarsi nei giochi, e festeggiare. 

 

Si può vedere che il clero (e il potere temporale) tentava costantemente di adattarsi al cambiamento, mentre cercava di dimostrare che aveva il controllo della situazione. Così, alla fine del XIX secolo, dichiarò che permetteva di ballare nei pardons e nei matrimoni, ma non negli altri giorni festivi e mai la domenica15. La lettura degli articoli di giornale degli anni 1880, 1890 e 1900 conferma questa tendenza ad organizzare giochi al di fuori della domenica, almeno in alcune diocesi della Bassa Bretagna e nei comuni rurali, poiché c’erano situazioni diverse a seconda della composizione sociale della parrocchia. Le feste organizzate al di fuori della parte sacra del pardon si chiamano Adpardon o ritorno del pardon o Lunpardoncioè, solitamente, il lunedì e il martedì successivi. All’inizio degli anni 2000, ci sono dei comuni in Bretagna che rispettano ancora il calendario delle vecchie feste parrocchiali e decretano tre o quattro giorni di vacanza nei paesi nel periodo del pardon. 

 

Un gran numero di articoli che descrivevano queste due situazioni apparvero sui giornali negli anni ottanta e novanta del XIX secolo. L’Union Agricole et Maritime (regione di Quimperlé) del 1889 fornisce quattro esempi che spiegano la situazione con i pardons di due comuni dell’entroterra: Scaër e Pont-Aven; e altre due feste organizzate in comuni divenuti località balneari: Roscoff e Larmor PlageIl pardon di Scaër ha luogo domenica 25 agosto, lunedì 26 e martedì 27 settembre. Il pardon di Pont Aven ha luogo domenica 15, lunedì 16 e martedì 17 settembre. In Scaër e Pont Avenue, le domeniche sono principalmente riservate alle cerimonie religiose. Il lunedì mattina a Scaër ci sono le corse di cavalli da traino (al galoppo e al trotto), poi una corsa di velocipedi e giochi “vari” (corsa a piedi maschile, femminile e per bambiniil baquet russe (gioco tipico bretone che rimanda allo sviluppo di abilità in guerra ndr.), giochi di forza) e poi il grande torneo di lottaA Pont Aven, il lunedì, c’è circa lo stesso programma di Scaër, con le lotte bretoni delle aree montane“. Il martedì prevede il gioco dell’albero della cuccagna orizzontale (la trave), le gare di anatre (nuoto), le gare di barchele gare di pesca nei canali, gare di barche a remi. Nel pomeriggio si tengono il gioco dell’albero della cuccagna verticale, gare maschili e per bambini, corse coi sacchi e altri giochi vari. 

 

Roscoff, la domenica vengono organizzate le regate, in particolare le gare di barche, i cui proprietari sono spesso ricchi locali. A Larmor Plage, è tutto il pardon che organizza la maggior parte dei giochi a partire dalla domenica. 

Ci sono regate di barche a vela, gare di barche a remi, altre di velocipedie altri giochi (l’albero della cuccagnaboule pendante, corse con bidoni del latte, gare di nuoto, corse con i sacchi). C’è anche una gara di “grosses têtes” (i notabili), le lotte bretoni” e una gara di “danze al suono del biniou (cornamusa bretone ndr.)“. Questi esempi mostrano i cambiamenti avvenuti nei comuni dove si avverte l’influenza della città, del turismo emergente, ma anche di abitanti con un diverso ritmo di vita, di cui fanno parte sempre più lavoratori. 

 

L’esempio del gioco dei birilli in Bretagna 

Nel secondo capitolo abbiamo visto che in Bretagna esistevano due tipi di giochi, a seconda che rappresentino o meno un interesse militare. Si può notare che i giochi del primo gruppo possono essere considerati come gli sport del tempo. Infatti, la lotta e il Papegai (tiro con l’arco o con la balestra su un gallo, oggi sostituito da una riproduzione), ad esempio, soddisfano tutti i criteri: attività motorie, regole trasmesse dagli organizzatori, gare in date prestabilite (le feste ufficiali) e persino l’istituzionalizzazione attraverso i diritti delle città o dei signori, così come i benefici sociali che i vincitori potrebbero ottenere. L’unica differenza con gli sport d’oggi è l’ambiente sociale. Le lotte descritte nel Medioevo coinvolgono spesso persone di origini nobili o soldati, anche se altri testi dimostrano che la gente del popolo ne conosceva la pratica. L’uso marziale della lotta è ben consolidato, ed è l’arrivo delle armi da fuoco che cambierà il suo statuto. Così possiamo dire che se le funzioni sociali dei giochi cambiano, subiscono aggiustamenti, la loro natura interna rimane. Le armi antiquate diventano giochi sportivi o giocattoli come l’arco, la spada, la fionda, e la lotta, anche se la pratica tecnica rimane simile. 

 

Questo non è il caso di molti altri giochi, come i birilli, le boccepalets per esempio, grandi famiglie di giochi in cui le persone del popolo possono dare libero sfogo alla loro immaginazione. Sono anche giochi che possono essere praticati in maniera “discreta” e senza attrezzature complicate o inaccessibili. Pietre o ciottoli piatti diventano dei palets piuttosto accettabili, in seguito saranno grandi monete in disuso o pezzi di metallo battuti dal fabbro. Per i birilli, i tronchi di legno sono il trucco, e per farli cadere, tutto quello che serve è un ciottolo, un altro tronco di legno, o una boccia di legno tagliata con un’ascia e rifinita con un coltello. I ciottoli di pietra sono delle ottime bocce, ma anche in questo caso l’ascia o l’herminette (un utensile da taglio) possono essere usati per fare bocce di legno, perché i grandi torni non sono molto comuni in campagna. 

 

                                                           

 

Due litografie del XVIII secolo (B.N.F.). Alla sinistra delle persone della nobiltà, alla destra del piccolo popolo. La nobiltà aveva molti giochi di birilli, generalmente molto raffinati, il piccolo popolo aveva anche il proprio, spesso copiato sul materiale del “Pennoù braz” (personaggi importanti). Poi, proprio mentre le classi superiori abbandonavano i vestiti copiati dal popolo (oggi chiamati costumi bretoni), sembra che abbiano abbandonato i birilli che cadevano nel giardino del “popolo”. 

Si può anche osservare che, con i secoli di stabilità, diverse micro-aree culturali, chiamate “Paesi” in Bretagna, sembrano aver creato e forgiato micro-culture originali, le quali riflettono rappresentazioni culturali ben definite. Sappiamo che dall’inizio del XVIII secolo ognuno di questi territori aveva danze particolari e un particolare abito da festa. L’etnologo René Yves Creston suggerisce16 che i numerosi tessitori bretoni hanno indubbiamente preso in prestito la moda deglabiti francesi del periodo Luigi XIII poiché la classe contadina continua ad indossare questi abiti più di cento anni dopo la scomparsa di questa moda di abbigliamento a Parigi. Più in generale, possiamo pensare che, come per i giochi, le persone si appropriano delle pratiche delle classi sociali superiori per mimetismo e per bisogno di emancipazione (una volta copiate, abbandonano poi al popolo queste mode). Diversi studi hanno già constatato che i Paesi avevano sviluppato una gastronomia festiva spesso diversa, e oggi, dopo questo studio sui giochi tradizionali in Bretagna, possiamo aggiungere che in numerosi casi questi Paesi hanno sviluppato anche giochi specifici. 

 

Lo si può vedere molto chiaramente con l’esempio dei birilli, soprattutto nella parte occidentale della Bretagna (Finistère), come dimostra l’articolo “Birilli e animazione culturale in Bretagna” pubblicato nel bollettino Hekleo n. 11 della Confederazione FALSAB, questi nomi di paese sono ancora oggi utilizzati per designare i costumi dei diversi gruppi folcloristici, costumi che erano gli abiti festivi fino alla seconda guerra mondiale. Abbiamo notato che il gioco dei birilli di Châteauneuf – Plonévez (un tempo organizzato dal Comitato dei Birilli di Alderne) si ferma esattamente al confine delle parrocchie del paese di Glazig, mentre il fiume Ontano sarebbe stato un confine più naturale. Possiamo vedere che i confini del gioco dei birilli sono praticamente gli stessi di quelli dei paesi. Tutti questi giochi sono molto diversi nei loro materiali e nelle loro regole, ad eccezione di quelli dei paesi Bidard e Poher-Dardoup, così come Cap e Crozonche mostrano prestiti abbastanza naturali per i paesi vicini. Alla luce di queste nuove informazioni sui Paesi, ci si può quindi chiedere se le comunità di queste micro-zone culturali non siano riuscite a costruire una certa differenza rispetto ai loro vicini, dato che i birilli erano solo una delle parti visibili della cultura di una comunità locale. 

 

Non abbiamo condotto questo particolare studio in tutta la Bretagna, ma i dati raccolti nel centro e centro-est della Bretagna sembrano andare nella stessa direzione, anche se meno marcata. Questa tendenza si riflette nei giochi di bocce e di palets, anche se ad oggi è più confusa perché molti giochi locali sono scomparsi per far posto ad una pratica organizzata in comitatiCosì abbiamo in nostro possesso moltissimi pezzi di palets senza indicazioni sul loro preciso utilizzo. Tuttavia, il nome “palets” è ancora usato in molti “paesi” per le cosiddette torte “bretoni”, la forma della torta è, appunto, quella di un palet. 

 

Parte n. 2: 

Risultati del lavoro d’inventario dei giochi per adulti praticati in Bretagna e analisi 

 

Osservazione: 

Con un territorio di 34.000 km², 350 km che separano il comune di Ploudalmézeau (a nord di Brest) da quello dClisson, la Bretagna storica presenta un gap nelle indagini sul campo. L’habitat è anche molto vasto con un numero molto elevato di grandi borghi e piccole città (da 5.000 a 20.000 abitanti). Dei 1490 comuni, circa il 70% ha meno di 2000 abitanti, come indicato nella tabella del censimento del 1999 per il territorio amministrativo di quattro dipartimenti. Un altro dato INSEE indica che il 40% della popolazione17 (27% in Francia) vive in comuni tra i 1.000 e i 5.000 abitanti. L’attività economica principale fu prevalentemente agricola e l’agroalimentare che rimane un settore importante in termini di occupazione. La maggior parte dei giochi tradizionali sono visibili soprattutto nelle numerose feste patronali (quasi 600 nel dipartimento del Finistère!) e rurali. Nel 2002, nel dipartimento del Morbihan è stato inoltre effettuato un inventario dei giochi delle bocce come test. Ma soprattutto un lavoro di ricerca più generale era stato effettuato per molti anni, con un efficace ma noioso lavoro sul campo!  

Nel novembre 2005 è stato inviato un fascicolo di indagine a tutti i sindaci, federazioni e organizzazioni associate a FALSAB, nonché a molte persone note per il loro coinvolgimento o la loro competenza. Questa indagine per corrispondenza, unita al lavoro sul campo già svolto, ci ha fornito una conoscenza molto significativa per lo studio effettuato, anche se in misura minore per il dipartimento della Loira Atlantica. 

 

I risultati dell’inventario 

Questo lavoro di inventario è stato anche l’occasione per passare in rassegna le più recenti iniziative a favore dei giochi tradizionali: pubblicazione di articoli, memorie, studi, libri e film. Ci avrà anche permesso di renderci conto che questo tema è di interesse per molte associazioni o enti territoriali, poiché i giochi sono presenti su molti siti web. Le motivazioni sono molto diverse: interesse di vocazione storica, locale, educativa, identitaria, turistica, festiva e infine lo sviluppo della pratica all’interno di un club. Così, a differenza degli sport organizzati dalle grandi federazioni sportive, gli abitanti di un territorio non ritengono che i loro giochi tradizionali siano sotto il controllo di un organo ufficiale. Appartengono simbolicamente a loro, anche se giocano solo occasionalmente. 

 

I giochi tradizionali della Bretagna che abbiamo inventariato fanno parte delle famiglie elencate nella tipologia europea di Renson, De Vroede e Manson (vedi in fondo alla pagina del link http://jugaje.com/wp/project/cultura-2000/?lang=fr=en=fr=fr=en). Tuttavia, poiché l’oggetto dell’inventario erano i giochi praticati in Bretagna (vivi o la cui memoria è ancora presente), la banca dati creata a seguito di questazione non descrive tutti i giochi, come ad esempio quelli giocati solo per vincere premi nelle feste, come alcuni giochi di bocce o palets per i quali non abbiamo considerato che esiste una vera e propria attività organizzata per gli adulti. Lo stesso vale per altri giochi come l’albero della cuccagna e i vari giochi di quintana. Infine, i giochi di bastoni e bastoncini che sono giochi per adolescenti. Tuttavia, tutti questi giochi meritano di essere considerati con lo stesso interesse degli altri poiché rappresentano di fatto l’interfaccia, spesso la culla, di molti giochi tradizionali. Il tema scelto per l’inventario è infatti principalmente quello di elencare i giochi organizzati, cioè i giochi sportivi (detti tradizionali), e parte dei giochi non organizzati, giocati sempre in modo tradizionale. 

 

Va notato che in molti casi è stata la lingua bretone (regionale) che ha aiutato i testimoni a recuperare la loro memoria, perché l’avevano riprodotta solo in quella lingua da giovani. Molti altri giochi (vedi articolo in francese) si aggiungono all’elenco dei giochi per bambini che devono ancora essere inventariati. 

 

Elenco dei giochi  

La seguente lista presenta in primo luogo i giochi viventi, poi i giochi scomparsi la cui memoria collettiva è ancora viva. I giochi dimenticati di cui possiamo trovare tracce solo attraverso gli archivi sono stati esclusi da questo studio. 

 

– Jeux de quilles à renverser 

È la famiglia di giochi con la varietà maggiore. È anche quella in cui i giochi sono in numero maggiore, perché è quasi certo che ce ne sono stati molti altri. Quattro anni fa non esisteva un comitato di gioco (ne è esistito solo uno prima del 1940 a Loudéac), ma oggi, due piccoli comitati, ancora fragilisono stati creati sotto l’impulso di FALSAB. Alcuni giochi di birilli si praticano nelle scuole, altri nelle feste patronali, e birinig (birilli da tavolo) sono giocati un po’ ovunque. Dei dodici ancora in vita, almeno sei sono a rischio di rapida estinzione. Diversi giochi presentano ancora riapparizioni/rinascite di un passato molto lontano, come ciottoli al posto delle boccebirilli tagliati con l’ascia (Pays Bigouden), bocce tagliate con l’ascia e rifinite con un coltello (Pays Chelguen – scomparso intorno al 1965-70), o bocce ovali, ricordi di tronchi di legno le cui estremità erano arrotondate. 

 

– Jeux de la quillette à projeter 

– Jeux de boules à approcher 

– Jeux de boules à chasser 

– Jeux de locomotion avec instrument 

– Jeux de locomotion sans instrument 

 

Gara di cavalli da traino e tempo libero alla baia Kernic – Guisseny (dipartimento del Finistère) 

 

– Jeux de lancers de palets  

Questa categoria è la più varia dopo le quilles à renverser. È anche quella che mostra la maggior rinascita, con il Pêchou e Peïo dove i pezzi sono pietre o ciottoli piatti. La parola peïoù significa anche monete in bretone e gli anziani ricordano ancora questo vecchio gioco che si giocava con monete di grandi dimensioni non più in uso. Questo gioco di Peïoù è anche l’unico gioco in cui un bastone piantato nel terreno viene utilizzato come maestro, un principio che si ritrova anche nei giochi di lancio a ferro di cavallo. Il palaiton (variante vandeano del palets sur planche ndr.), indubbiamente una variante dei pezzi (monete?) non più in uso, è un gioco organizzato come federazione nella vicina Vandea. 

 

Jeux de lancer pour la distance ou en hauteur. 

– Jeux de joutes sans instrument 

– Jeux de joutes avec instrument 

– Jeux de joutes contre des objets (cinque vivi + uno mancante): Lever de l’essieu à 2 mains, lever de l’essieu à une main, lever de la civière, lever de la perche, lever du sac. 

Il sollevamento della pesante palla di pietra (80-100 kg) è scomparso. 

 

– Jeux de balles avec et sans instrument   Risultati secondo i criteri di classificazione della tipologia europea 

 

I principali giochi bretoni 

 

 

 

 

Parte n. 3 

Analisi dei risultati 

 

1) L’abbigliamento giocatori 

Dei cinquantuno giochi oggi in vita, solo uno impone un abito uniforme, il pantalone di gouren o bragoù. Va anche precisato che questa misura esiste solo da una decina d’anni ed è stata presa per contrastare una deriva, “abiti stravaganti che vengono usati sempre più spesso” (pantaloni da ciclismo o collant da palestra, bermuda, ecc. al posto dei pantaloncini sportivi), un problema che non esisteva fino alla metà degli anni ’80. Le camicie gouren sono simili anche per il fatto che esiste un produttore principale, ma le regole di standardizzazione impongono solo norme corrispondenti ad elementi tecnici. 

 

La federazione dei giochi di atletica ha anche fatto un tentativo di omogeneizzare gli abiti, ma senza successo. Solo i giochi di squadra a volte hanno un abito comune (tiro alla fune, corsa del mugnaio). Per tutti gli altri giochi, i giocatori si vestono come vogliono. Così a volte vediamo scarpe della domenica che si abbinano ad una tuta sportiva. 

 

2) L’organizzazione dei giochi 

Dei cinquantuno giochi esistenti, ventiquattro non sono organizzati in un comitato (raggruppamento di membri) o in federazione (raggruppamento di club). Si tratta generalmente di associazioni locali, comuni o singoli individui che continuano ad animarli durante le festeSette giochi sono organizzati in comitato (Kilhoù Kozh, Quilles du bas Léon, Quilles du Pays Dardoup-Poher, Quilles du Pays Bidar, Galoche sur clot, Palet sur terre du Kreiz BreizhBouloù Pok) e venti giochi sono raggruppati in federazioni (Galoche Bigoudène, Boule à 5 plomb, Boule bretonne, Boule nantaise, gare di canottaggioPalet sur route du MorbihanPalet sur planchePalaitonboule vendéenneboule de Fort, boule de sable, Gouren, e Bazh Yod, tiro alla cordaLancer de la gerbelancio della pietra pesanteLever de la civièreLever de l’essieu à 2 mainsLever de la perche, corsa del mugnaio). Tutti i giochi menzionati dopo il Gouren sono organizzati in competizioni dalla stessa federazione (FNSAB). 

 

I ventiquattro giochi non organizzati vedono il loro territorio diminuire costantemente, eppure la boule bretonne à plombe era il gioco più comune in Bretagna cinquant’anni fa. Il Galoche à ruser era ugualmente giocato in tutta la Bretagna occidentale. Alcuni giochi si praticano solo in pochi comuni, a volte solo in unocome i birilli del Pays de Josselin o del Pays Rouzig, ma questi ultimi sono ancora vivi nel comune di Plougastel Daoulas, perché il gioco viene ritualizzato durante i pardons locali, utilizzati come elemento dell’identità del comune. 

 Alcuni esempi di parti del set di palets (per 10 giochi diversi) 

 

3) Soci semplici, Tesserati, Club, Luoghi di pratica 

L’organizzazione in Comitato è un raggruppamento di singoli giocatori che generalmente occupano un territorio che va da uno a qualche distretto. Non ci sono quindi club, ma i soci si riuniscono implicitamente per comune. L’organizzazione in comitato è spesso la decisione per un passaggio graduale dalla pratica non organizzata alla pratica organizzata (gioco sportivo), che evita interruzioni nella continuità del gioco. I comitati non offrono licenze, ma spesso delle tessere d’iscrizione, e qualsiasi partecipante ad una festa può prendere un’iscrizione sul posto e poi partecipare al concorso. A volte è anche possibile partecipare a concorsi senza iscrizione. I comitati rappresentano oggi l’organizzazione minima per la continuazione di una pratica tradizionale. La festa rimane il luogo principale di pratica. 

 

Alcune federazioni non hanno tesserati (licenza = appartenenza alla federazione e non al club) e sono solo i club che aderiscono, essendo i giocatori solo membri di un’associazione. Queste strutture sono simili ai comitati in questo senso. Altre federazioni hanno dei soci di club e dei soci individuali. Le altre federazioni sono organizzate come federazioni sportive ordinarie, e il Gouren ha persino ottenuto l’approvazione ministeriale pur rimanendo autonomo all’interno della FFL (Fédération Française de Lutte). La federazione del Gouren dispone quindi di una struttura per la formazione dei suoi allenatori, arbitri, dirigenti di club, l’organizzazione di competizioni, ecc. La Boule Bretonne è alla ricerca di un identico tipo di riconoscimento all’interno della FFSB (Fédération Française de Sport Boule). Per quanto riguarda il Palet sur Planche, Galoche BigoudènePalaiton e Palet sur route du Morbihanfanno parte di una federazione francese multidisciplinare. 

 

Le federazioni continuano ad organizzare gare e concorsi durante le feste, ma quanto più alto è il livello di organizzazione della federazione, tanto più cerca di emanciparsi da un elemento esterno che a volte sente come disturbatoreLa festa non è più il luogo privilegiato della competizione e i giocatori tendono a confinarsi in un ambiente specifico. Le gare si svolgono poi in sale per le boccebocciodromigalochodromi, palazzetti dello sport o campi sportivi. Questi stessi luoghi sono utilizzati per le sessioni di formazione, mentre per Gouren sono necessarie sale di formazione specifiche, come ad esempio per il judo. 

 

A oggi il Gouren è il gioco organizzato meglio, con circa 45 club e 1500 membri distribuiti in quattro dipartimenti. Anche la Galoche Bigoudène è molto ben strutturata, ma con solo una dozzina di club e circa 700 soci distribuiti su alcuni distretti, è limitata, mentre il Palet sur Route ha un maggiore potenziale territoriale. Le bocce bretoni hanno un gran futuro davanti a sé non appena saprà strutturarsi perché se oggi circa due dozzine di club sono membri delle federazioni, ce ne sono almeno altre 150, la maggior parte delle quali hanno strutture fisse di allenamento (all’aperto o vicoli coperti). Le bocce di Nantes hanno anche un potenziale interessante in questa grande area urbana, ma anche il Palet sur planche è un gioco con un potenziale molto alto. La Federazione del Palet ha già una cinquantina di club membri, ma sono centinaia i club presenti nell’Ille et Vilaine e nei dipartimenti limitrofi. Il suo futuro dipenderà anche dalla sua capacità di sviluppare un progetto originale. 

 

4) Età dei giocatori, sesso, regole, attrezzature 

I giochi tradizionali della Bretagna sono stati sviluppati in una società gestita da uomini, come voleva la Chiesa, spesso come specchio del mondo adulto in attività. Essendo stati trascurati dal potere, per molto tempo non hanno subito profonde riforme e questa caratteristica è stata talvolta mantenuta fino ai giorni nostri. 

 

Oggi l’età dei partecipanti è direttamente correlata al livello di organizzazione dei giochi. Per tutti i giochi non organizzati, i giocatori abituali, che possiedono la vera conoscenza del gioco, sono uomini anziani o addirittura molto anziani. Ciò nonostante, molti giovani e meno giovani praticano questi giochi in un ambiente di festa (festivo)Ma più ritorniamo alle federazioni attraverso il processo organizzativo, più troviamo giovani praticanti. I comitati hanno ancora giocatori di mezza età e più anziani, ma il processo di trasmissione dei giochi in ambiente scolastico sta portando sempre più giovani giocatori. Le federazioni si trovano in diverse situazioni, alcune delle quali sono quasi simili a quelle dei comitati. In altri, i club sono stati spesso creati senza il coinvolgimento dei più anziani estranei a queste strutture altamente organizzate e gerarchiche. Questa nuova organizzazione favorisce l’apparizione di gruppi di età molto giovani.  

La federazione Gouren ha quindi una maggioranza di due terzi che hanno meno di 14 anni, il che pone altri problemi, in particolare in termini d’inquadramento. 

 

Sembra anche che i giocatori abituali molto vecchi siano spesso un ostacolo (freno) all’arrivo di nuovi membri, soprattutto se sono adolescenti. Infatti, alcuni anziani si incontrano principalmente per stare tra di loro e tendono ad appropriarsi dei luoghi senza la volontà di trasmettere la pratica. Per creare il collegamento sono necessari intermediari, che svolgono un ruolo di allenatore o di leader. D’altra parte, meno riconosciuto è il gioco (e quindi organizzato), meno riconoscimento sociale gli adolescenti trovano a parteciparvi, a meno che i loro genitori non ci giochino. Questo è direttamente collegato all’insufficienza o alla mancanza di aperture verso giovani, donne o principianti in giochi non organizzati: mancanza di regole che modificano le distanze in base all’età o al sesso, mancanza di regole che adattano l’attrezzatura in peso o dimensioni, mancanza di estetica nell’attrezzatura, mancanza di competizioni specifiche per principianti o donne, ecc. 

 

Alcune federazioni hanno avuto uno spirito innovativo nel considerare che la pratica del loro gioco poteva essere diversa a seconda dell’età e del sesso, e che era necessario allontanarsi dall’ unica e arcaica rappresentazione maschile di questo gioco. I giochi che si svilupperanno saranno quelli che attueranno le riforme per essere in linea con la società di oggi, come la femminilizzazione della pratica. Tuttavia, delle forme rituali della pratica continueranno a perpetuarsi durante le feste. Infine, molti giochi possono essere salvati dall’oblio recuperandoli attraverso l’istituzione scolastica. 

 

Per concludere, la Bretagna ha ancora una straordinaria varietà di giochi. La soluzione che consisterebbe nel copiare il modello sportivo delle maggiori federazioni mondiali per promuoverli sarebbe una soluzione che spesso metterebbe a repentaglio il futuro stesso di molte di loro. Il loro futuro è dunque in questa diversità che li ha preservati: sport, gioco sportivo, gioco d’identità, gioco rituale, gioco scolastico locale. 

  

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